Gli aminoacidi

Gli aminoacidi sono già stati incontrati in corso di trattazione. Si ripete qui rapidamente (e banalmente) che si tratta degli elementi che costituiscono le proteine.

Funzione

Assumere una significativa quantità di aminoacidi nel contesto di un unico pasto instaura uno stato, solitamente fisiologico, chiamato iperammoniacidemia, ovverosia un eccesso di aminoacidi nel sangue. Tale circostanza (si ripete, anche se fisiologica) dà luogo ad una reazione da parte dell’organismo per la quale si attivano due meccanismi volti a ripristinare lo stato ematico precedente l’assunzione. Ebbene, uno di questi meccanismi è l’inglobamento degli aminoacidi in eccesso presenti nel sangue all’interno delle cellule muscolari (il secondo verrà trattato in seguito). Ciò conduce ad un incremento della loro massa. In uno studio di Biolo (1997) si evidenzia un incremento di massa muscolare del 291% in culturisti che hanno assunto aminoacidi ramificati. Oltre a questo effetto anabolico, gli aminoacidi ne possiedono anche uno anticatabolico: se infatti vengono assunti assieme a dei carboidrati durante gli allenamenti di bodybuilding hanno la capacità di contrastare l’aumento dei livelli ematici di cortisolo che, come già discusso, può instaurare, per l’appunto, il catabolismo muscolare (Bird, 2006). A proposito, invece, del profilo ottimale che l’integrazione aminoacidica dovrebbe avere, per individuarlo Sugita (2001 e 2003) ha analizzato il processo di impoverimento delle riserve aminoacidiche corporee. Secondo questo autore, un prodotto massimamente efficace dovrebbe contenere solo aminoacidi essenziali (che, si ricorda qui rapidamente, sono quelli che l’organismo non è in grado di produrre autonomamente partendo da precursori), glutammina, arginina e prolina. Tipton (1999), fa notare inoltre che gli aminoacidi essenziali hanno la facoltà di potenziare la funzione anabolica della proteine. Gli amminoacidi infatti pur essendo digeriti più rapidamente rispetto alle proteine non devono competere con queste ultime per l’assorbimento. Tra questi, più in particolare quelli ramificati hanno la facoltà di innestare dei processi anabolici che in assenza di una loro integrazione non hanno luogo (Karlsson, 2004). Più in particolare, la leucina ha la facoltà di incrementare la sensibilità delle cellule muscolari all’azione anabolica delle proteine. Assumere leucina a questo scopo è particolarmente importante soprattutto per chi non è più giovanissimo, dal momento che la risposta dei muscoli alle proteine tende a diminuire con l’avanzare dell’età. Altre funzioni anabolizzanti degli aminoacidi ramificati non sono note con certezza, ma si presume che diano luogo ad un incremento della secrezione di ormone della crescita. La leucina, inoltre, può ridurre il catabolismo muscolare del 62% se assunta assieme a proteine e carboidrati. Anche la glutammina potrebbe essere un potenziale stimolatore del GH. Infine, una nota particolare è meritata anche dall’arginina, la quale agisce mediante quattro differenti meccanismi:

  1. funge da stimolatore dell’ossido nitrico (NO), i cui livelli sono positivamente correlati con l’accumulo e la ritenzione di massa muscolare;
  2. funge da stimolatore dell’ormone della crescita, sebbene questo effetto sia alquanto controverso;
  3. favorisce la sintesi endogena di creatina (vedi);
  4. funge da stimolatore dell’IGF-1 (un ormone anabolizzante, che è già stato precedentemente incontrato).

A proposito dell’ossido nitrico, in un muscolo a riposo, quando la produzione di ossido nitrico viene inibita, pure la sintesi proteica diminuisce (del 15%). Al contrario un incremento della prima si traduce in un aumento dell’anabolismo, sebbene solo in modo molto marginale. Parrebbe dunque che l’effetto dell’ossido nitrico sia più anticatabolico che anabolico. Inoltre, a seguito dell’applicazione di un carico fisico, la risposta ipertrofica è dimezzata se c’è inibizione della produzione di ossido nitrico rispetto alle condizioni normali. E se il carico fisico è significativo, l’ossido nitrico partecipa all’attivazione delle cellule staminali, responsabili della riparazione delle fibre muscolari danneggiate. Infine, l’ossido nitrico contribuisce ad innestare la produzione del fattore di crescita epatocitario (HFG, acronimo di Hepatocyte Growth Factor), che facilita la trasformazione delle cellule staminali in fibre muscolari. Questi effetti non sono tuttavia stati confermati in tutti gli studi. A proposito dell’effetto dell’arginina sull’ormone della crescita, è d’uopo chiarire che se da un lato alcuni studi (Isidori, 1981) ne dimostrano l’efficacia solo in associazione con la lisina (un altro aminoacido), dall’altro esiste una significativa sensibilità interindividuale all’integrazione. Più in dettaglio, in uno studio di Moore (1998), si evidenzia come vi siano alcune persone in cui la secrezione di GH aumenta in modo assai significativo a seguito di supplementazione argininica, altre in cui la correlazione tra assunzione di arginina e secrezione di ormone della crescita e più modesta ed, infine, alcuni individui che sono del tutto insensibili all’arginina (per lo meno relativamente al suo ruolo di stimolatore del GH). Oso supporre che ciò sia dovuto all’influenza che l’arginina ha, oltre che sul GH, anche sull’insulina: poiché quest’ultimo ormone è antagonista del GH (è dunque da evitare l’assunzione di arginina nel contesto di pasti ad elevato carico glicemico), e poiché l’arginina stimola la produzione di entrambi, in taluni individui potrebbe essere l’effetto sull’ormone della crescita a prevalere, mentre in altri potrebbe prevalere quello sull’insulina. Se così fosse, evidentemente sarebbero i primi a beneficiare di più di una supplementazione argininica, mentre i secondi potrebbero essere gli individui meno sensibili. Infine, per quanto concerne l’effetto dell’arginina sull’IGF-1, in uno studio di Hurson (1995) si evidenzia il ruolo che l’integrazione di questo aminoacido ha nell’incremento della produzione del suddetto ormone, nonché nella ritenzione di azoto (componente essenziale delle proteine, la cui eliminazione è associata a catabolismo muscolare).

Note negative

Si è detto che uno dei meccanismi cui ricorre l’organismo per eliminare l’eccesso di aminoacidi dal sangue è il loro inglobamento all’interno dei muscoli, con conseguente incremento della massa di questi. Orbene, questo, tuttavia, non è l’unico modo attraverso cui ha luogo il ripristino dello stato ematico precedente l’assunzione di aminoacidi: il secondo meccanismo implica lo smaltimento di questi da parte del fegato, che dunque, per lo meno in teoria, ne può risultare troppo affaticato. Un modo per pilotare l’organismo nella scelta del meccanismo da usare per eliminare gli aminoacidi dal sangue è quello di assumerli durante la finestra anabolica (così è stato fatto nello studio di Biolo sopra citato). Esistono tuttavia evidenze che anche in soggetti sedentari ha luogo, a seguito di assunzione di aminoacidi, un incremento della massa muscolare, sebbene di entità ridotta rispetto a quella che si riscontra negli atleti (Biolo, 1997). Una lettura negativa di questo dato potrebbe essere che l’organismo, in ogni caso, si serve, per regolare l’ammoniacidemia, sia del meccanismo che favorisce l’aumento di massa muscolare, sia di quello che può condurre ad affaticamento epatico. In altre parole, seppur assumendo aminoacidi nel contesto della finestra anabolica è possibile spostare l’equilibrio tra l’uso dei due meccanismi verso quello funzionale all’aumento della massa muscolare, comunque non si può prevenire del tutto l’utilizzo dell’altro. A questo possibile effetto avverso vanno aggiunti quelli specifici dell’arginina, discussi nell’apposita parte sugli integratori per il recupero.

Forma e posologia

Gli integratori di aminoacidi sono per lo più presenti in commercio sottoforma di compresse o polveri da sciogliere in una bevanda. Per quanto concerne il dosaggio si rimanda ai discorsi specifici sugli aminoacidi ramificati, l’arginina e la glutammina nella parte sugli integratori per il recupero.