Tipologia e dimensione degli adipociti

Il grasso depositato all’interno dell’organismo viene stoccato, nello specifico, all’interno di particolari cellule dette adipociti o cellule adipose (Wertheimer, Shapiro, 1948; Rutkowski et al. 2015). Gli adipociti, tuttavia, possono essere di tre differenti tipi e non tutti sono idonei a questo compito. E’ noto che quanti meno sono gli adipociti in grado di stoccare il grasso, tanto meno sarà l’accumulo di quest’ultimo. Allo stesso modo, e per la medesima ragione, anche le dimensioni delle cellule adipose possono influenzare la composizione corporea.

Adipociti bianchi, bruni e beige

  Come detto, gli adipociti possono essere di tre differenti tipologie: bianchi, bruni e beige (Cohen, Spiegelman, 2016). Gli adipociti bianchi (così detti perché appaiono chiari al microscopio) raggruppano il nucleo o gli altri organuli della cellula alla periferia della medesima, mentre il grasso è accumulato nella parte centrale. Gli adipociti bruni (scuri al microscopio), invece, hanno tante piccolissime gocce di grasso sparse. A differenza dei primi, questi sono dotati di una significativa quantità di mitocondri, ovvero quei particolari organuli deputati alla produzione di energia. La loro struttura è quindi più idonea a svolgere quest’ultimo compito che all’immagazzinamento di grasso (fonte di energia) (Gaudry et al. 2018; Ricquier, Bouilland, 2000; Lee et al. 2013). E’ dunque ovvio che quanto maggiore sarà la quantità di adipociti bianchi e minore quella di adipociti bruni posseduti, tanto più si tenderà ad essere grassi. Viceversa, una minore quantità di adipociti bianchi rispetto a quelli bruni si potrà tradurre in un minore accumulo di grasso. Ora, gli adipociti bruni sono particolarmente rappresentati nei neonati. Questi, negli anni, tendono a diventare, in buona parte, adipociti bianchi (Ponrartana et al. 2014). Secondo alcuni autori, tale processo può essere in parte contrastato praticando regolarmente esercizio fisico perché il tessuto adiposo umano conserva comunque una significativa plasticità (Dinas et al. 2017; Otero-Diaz et al. 2018). Non tutti gli studi tuttavia confermano questa tesi (Martinez-Tellez et al. 2022; Tsilousis et al. 2018). Un altro modo per contrastare questo fenomeno consiste nell’evitare di prendere eccessive contromisure contro il freddo (Romu et al. 2016; Blondin et al. 2014; Anouk et al. 2013): l’energia che viene prodotta dagli adipociti bruni, infatti, essendo sottoforma di calore, è già tale da combatterlo. Se si eccede nelle pratiche di protezione dalle basse temperature, la funzione degli adipociti bruni non avrà modo di essere esercitata e, nel tempo, verrà meno, col trasformarsi di questi in cellule adipose bianche. Il terzo tipo di cellule adipose, le cellule beige, ha caratteristiche intermedie tra quelle delle cellule bianche e quelle delle cellule brune (Wu et al. 2012; Wu et al. 2013). Si ritiene possibile modificare, anche in età adulta, gli adipociti bianchi in cellule beige. Tale fenomeno è mediato da un ormone detto irisina, la cui produzione ha luogo in risposta a contrazioni muscolari intense ed ai brividi (di nuovo il freddo). Purtroppo questo fenomeno, laddove ha luogo, si manifesta solo in modesta misura, specialmente in età adulta (Norheim et al. 2013; Dinas et al. 2017; Elsen et al. 2014).

Le dimensioni degli adipociti

  Quanto maggiore è la necessità di stoccaggio del grasso (funzione, quest’ultima, dello stile di vita e, più in particolare, della dieta che si segue), tanto più gli adipociti tenderanno a crescere nelle loro dimensioni e a diventare più numerosi (Drolet et al. 2007; Jo et al. 2009; Haczeyni et al. 2017). Un incremento delle dimensioni delle cellule adipose può, a sua volta, rendere l’organismo maggiormente predisposto all’accumulo di grasso (Engin, 2024). Si crea quindi un circolo vizioso per cui, più grasso si accumula, più si tende ad accumularne ulteriormente. Il processo, tuttavia, può anche avvenire in senso inverso (Look AHEAD Research group, 2007, 2013; Liu et al. 2022; Cabeza de Baca et al. 2024; Varela-Rodríguez et al. 2020; Varady et al. 2009; Murphy et al. 2017).

Il set point adipocitario

  Sia la ripartizione delle varie tipologie di cellule adipose che la quantità di queste tendono a diventare relativamente stabili dopo l’infanzia (Arner, 2018; Escofet et al. 1996; Ponrartana et al. 2014). Per cui coloro che da bambini avevano uno stile di vita tale da ostacolare la trasformazione di adipociti bruni in bianchi e l’accrescimento delle cellule adipose troveranno più facile dimagrire. Viceversa, difficilmente un bambino grasso potrà diventare un adulto magro (Simmonds et al. 2015; Freedman et al. 2005). Anche coloro i quali sono stati bambini grassi possono ambire al dimagrimento, ma potrebbe essere necessario molto tempo. Dimagrire, infatti, non significa semplicemente svuotare gli adipociti del grasso ivi contenuto, ma anche modificare la tendenza di questi ad accumularne altro. Questo concetto è detto set point adipocitario ed è la traduzione più immediatamente pratica di quanto visto sinora a proposito di tipologie e dimensioni degli adipociti (queste ultime relativamente più facili da modificare in età adulta). Stabilizzare la composizione corporea al nuovo valore dopo il dimagrimento potrebbe richiedere più tempo se la storia di sovrappeso è stata relativamente lunga, soprattutto se questa ha interessato l’infanzia (Sánchez-Cheinos et al. 2025; Hinte et al. 2024). Cercare di dimagrire rapidamente, senza tener conto del set point adipocitario potrà forse condurre al successo, ma questo molto probabilmente sarà transitorio, tanto che al calo ponderale potrebbe seguire facilmente un nuovo accumulo di grasso.